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Intrigo Abbigliamento Uomo Perugia – Storia e Pensiero

Nel 1985 aprì Intrigo srl, un negozio situato nella vicina periferia di Perugia, nato da una bottega storica del piccolo
paese chiamato Ponte Valleceppi. L’idea venne a Paolo Pelucca per ampliare la propria clientela fino ai suoi coetanei dell’epoca, ma soprattutto per soddisfare il proprio interesse nel voler creare un negozio unico nel territorio. Sempre concentrato sul abbigliamento da uomo (anche se per anni ha venduto pure merce femminile) per soddisfare i gusti e bisogni di chi segue con attenzione il nostro mondo, proponendo novità e articoli tradizionali dal gusto immortale in un luogo sereno dove poter incontrare persone genuine con cui scambiare pensieri e punti di vista non solo correlati al settore dell’abbigliamento.

Il negozio aveva già diversi anni alle spalle quando sono subentrato come semplice commesso. Era il 2013, ricordo bene che ai tempi doveva ancora scoppiare il vero fast-fashion. In realtà in Italia erano ancora pochi i negozi che decisero di affidarsi agli e-commerce, c’era Ebay e non sarebbe mancato molto prima che Amazon si fiondò in questo settore, per non parlare dei principali siti su cui, negozi come questo, avrebbero a breve fatto affidamento.
Ma parliamo di sostanza. Ovviamente da allora le tendenze nel nostro settore hanno seguito diverse correnti. Appena cominciata questa esperienza mi sono ritrovato vicino alla “fine” dello slim-fit, parlando specialmente di jeans e pantaloni. Allora era ancora presente quell’amore indiscusso per Jacob Cohen, a tal punto da averne l’armadio pieno, per Incotex, la linea Slacks in particolare: comodi e adatti praticamente per ogni momento. Fino a Dondup, ai tempi esploso di nuovo dopo anni con un nuovo sapore, ma sempre riconoscibile. Dondup era sicuramente innovativo rispetto a Jacob o Incotex, ma sempre impostati nel mondo dello Slim-fit (ancora presenti nel nostro negozio quegli iconici modelli Gaubert e George).
Ai tempi mi pareva strano lasciare l’idea del pantalone slim (non skinny-fit ma un pantalone che vesta preciso senza risultare esageratamente stretto) che possa stare bene in un contesto formale come in uno informale, ad esempio con una t-shirt avvitata e lunga. Non che rimpianga quelle vestibilità, anzi, con l’avvento del “loose fit” mi sono sentito rinascere essendo cresciuto in un contesto a dir poco street, ma ancora non era arrivato il vero streetwear. Appena tornati in voga questi capi voluminosi (pantaloni, piumini, impermeabili…) nacque questa nuova tendenza chiamata “minimalist”, ma al di là della tendenza la maggior parte dei brand già posizionati sulla cresta dell’onda si adattarono a questo stile e, in modo ancor più naturale, nuovi brand nacquero appunto per seguire questo nuovo gusto: lo stesso Dondup con il tempo creò nuovi modelli o per parlare di brand più formali Lardini abbracciò in pieno tali fit partendo con la collaborazione Lardini+Wooster; parlando di novità invece il primo a venirmi in mente è The Gigi, nato da Boglioli, che creò uno dei pantaloni più azzeccati per il periodo, il Tonga.
Chiamato “minimalist” perchè le stampe, i colori eccessivi e troppi fronzoli in generale non venivano compresi, in oltre la comodità portata da queste nuove vestibilità si distingueva da ciò che era stato fino a poco prima.

Ma una domanda sarebbe potuta sorgere con facilità, – come può valere per tutti i contesti questa tendenza?-

Come stavo dicendo, abituati ad anni di pantaloni attillati, sarebbe stato difficile riuscire a vedersi con dei pantaloni larghi, soprattutto se abbinati ad un completo con giacca. Di fatti generalmente il pubblico ha dovuto adattarsi con calma a questo cambiamento, ovviamente alcuni l’hanno abbracciato immediatamente, mentre altri tutt’ora non riescono a farselo piacere. Giustamente ognuno di noi ha i suoi gusti, perciò non credo sia corretto dire che qualcuno ha avuto ragione mentre qualcun altro ha avuto torto.
Direi che da qua in poi c’è stata un’esplosione di gusti, tendenze e mentalità. Dal minimalist al normcore, fino allo streetwear per poi riavvicinarsi alla natura con il gorpcore, mentre ora pare che il ciclo della moda ci stia facendo provare ancora quelle esperienze degli anni ’90/’00 grazie al hashtag #darkacademia, ma questi sono solo alcuni dei diversi modi di vestire che sono andati di più in questi anni.
Quello che ha cambiato in maniera evidente il settore della moda è stata la mentalità dei designer innovativi dei brand più famosi, che hanno implementato in questo mondo nuove visioni piuttosto distanti da quelle a cui eravamo abituati, da ogni punto di vista. Basti pensare anche solo al metodo d’acquisto: dal negozio fisico siamo passati al online; poi alle ruffle per i prodotti più ricercati; alle uscite settimanali come per Supreme e Palace…
Come la maggior parte dei nostri colleghi, siamo contrari a questo marasma presente nell’abbigliamento da qualche anno. Noi restiamo convinti del nostro pensiero, senza seguire all’ultimo respiro tendenze, nuove uscite o collaborazioni imperdibili. Pensiamo che il nostro lavoro sia una passione appunto perchè da modo a ognuno di rispecchiarsi nel personale concetto di gusto indossando ciò che più ci piace, e non con ciò che va più di moda. Se oltre questo si prova piacere nel seguire novità tangibili e non relative come futili collaborazioni, tanto meglio.
Questa ideologia ci ha sempre portato a scoprire novità e innovazioni adattabili più o meno a tutti, dai nuovi materiali ai nuovi brand, ai quali applichiamo uno studio prima di decidere se inserirli nel nostro negozio.

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